Chiedo udienza, signor capitano,
e un velo di silenzio
per i segni lasciati da chi tocca
inesistenti scale al buio
perchè, signore, pregare
è come aspettare e
si aspetta come si può
spesso guardando sul grembo
quei grumi di carne
pugni a metà strada
inoffensivi e senza memoria
seduti nel caldo che rende ciechi
anche ai miraggi
nati ventre a terra nella polvere.
E se prego chiedo il tempo
ancora quattro respiri prima
di capire se la carta vince
o perdo un treno
ogni volta che, fiori alla mano,
ci credo
e poi dispero che sia. Giusto,
signor capitano?
ancora respiro le ultime
lettere a filo di lana
impigliato
tra i rovi di domande
i piedi puntati sul piatto
di una bilancia che pende
stralunata
a sottofondo delle ore
nuove di mattina
mi si ruba anche l'aria
uno scippo leggero
senza resistenza mio
e mi rimango
muta come un'acca sorridente
capelli bagnati
sugli occhi a cielo aperto
maledettamente guardami
i segni che ho addosso
le esposizioni agli angeli
e ai santi guardami
ciò che non mostro
è tutto il bianco
delicato del tempo
senza più peso.
io ci credevo agli occhi
ma gli occhi mentono di parole pure
e finali tronche. giurano
di non aver mai giocato
a truccare le albe per quel vecchio
imbecille con i denti gialli di noia
perché lui ci sputa sui sogni dicendo
tu credici. può sempre servire
un sorpasso di paura nell'ombra – vedi -
io non amo che le mie mani immani.
Anche ora dal buio della sala mi ride
e si segna col dito sul petto tremando
due parole bellissime - mai più -
stagnano le dita
svestite dalle lettere quelle parole
che sono pietanza
il pane il sale due gocce d'olio
la mia spalla
nello scricchiolio degli occhi
che si fanno legno
mi manca
spogliarci dell'inganno
uno due poi mi piacerebbe
saper contare
tre
A seccarsi rimane
solo il bagnasciuga grattato
dalle smorfie del vento
dove c'è sempre da fiutare
restando
seduti a sbrigliare reti
con gli ami negli occhi
che a guardarci bene forse
i graffi delle unghie
sono molto meno profondi
delle parole scritte che
come ferite
se le lecca il mare
Ho le mani piccole eppure
i cucchiai si piegano
lasciandomi a bocca asciutta
sempre
c'è che continuo
ad indossare un gessato blu
come unica certezza
di giocarmi
gli assi sbagliati della manica
e gira che ti rigira
la magia della delusione
mi trova ancora una volta
con un mazzo di fiori in tasca
e un amen mezzo masticato
da sputare
E' una meditazione
sette volte soffice
e spugnosa
si ricompone
materia e simbolo
nei cento e più anni
delle migliori favole
Come ferite resine amare
solubili in cloroformio
i pensieri calcoli e omissioni
mi fanno muta
sposa sospesa sulla soglia
DOOM
L'uomo
il suo sangue ricorrente
è sorgente di utopie
nei passi
stentati di ogni giorno
muove la speranza di nuove illusioni
e si lascia colare
con la resina dei pini
mentre c'è chi guarda il vento
spettinare altro da te
e i colpi di cassa
fanno
sincrone pulsazioni
su piccola e grande scala
le attese senza respirare
legano
assolute minime serenità baciate
su un legno nuovo di croce
quella banale coincidenza
ancheggia sottobraccio
ad un cielo infeltrito
passeggiando
prospettive acute a lungo termine
con niente da dire
sulla solitudine delle stelle
a parte il fatto che
giurare con la mano sinistra è
un azzardo pericoloso
è la sfumatura di un semitono
tra la buccia rugosa di un'arancia
e il gocciolio del tramonto
sopra al gazebo calloso e immune
all'ecolalia dell'ugola
lastricata di vetro
a volte mi lampeggiano volti
lucciole
da far morire di solletico il cuore
le ombre invisibili nella notte
delle ricamatrici
e delle gestanti
servono d'alba gli straccivendoli
non c'è mai foto
che sovrasti la pioggia
la dignità della fame
ruba solo le briciole annegate
amarene di vita risorte
nel mare di fango
di ciò che avanza
agli occhi delle alghe
e mi sveglio d'istante
diventando paula
nei sottotitoli ai ricordi
antes que el telòn baje
veder morire quel chiaro di luna
poi iniettarlo in quella clessidra
e capovolgerlo ancora e ancora
come un filo rosso
nella cantina dell'alchimista
devi saperlo
ho alcune parole che bussano
alle spine dei fiori
e se quelle spine
poi muoiono semi soffiati
ci saranno vuoti che toccano
le imperfezioni dei ricordi
ho parlato per tanti anni
d'amore
dei passi inseguiti tra gli ulivi
quando i vestiti respiravano paesaggi
dei brindisi
che oggi sanno di cartone
continua così
a tacere i dolori
la magia delle monete scomparse
ritrovate tra i capelli
o tra i ricordi che suonano
nuovi campanelli bianchi e neri
ti stavo pensando
dentro gli occhiali
tra i fogli sparsi in terra
seduto arreso al furto di un tramonto
perso
tra la folla delle differenze
troppo presto o domani
siamo arrivati alla fine
Crede di averli da sempre quei capelli
sulla spalla maledetta di rosmarino.
L'occhio ha persino il permesso di tremare
per quel miraggio.
Per tutta la sete che duplica le dune
e srotola i triangoli sui tavolini
traballanti. Per volere del re.
Ci ha provato a pesare il ritorno. Ma
le misure svernano
appollaiate sulla ghigliottina.
Solo per questo perdona l'assenza delle mani
e gli scheletri nell'armadio.
poi si apriranno i meridiani
per ingoiarmi di esili dispiaceri
le verità accese sui paesaggi diurni
dove oscena la luce sa
dividere il silenzio
e colmare le ombre indifese
solo per un attimo solo
ti ho creduto disteso
sul filo di brina
a tremare un futuro senza prenotazione
sei parte delle mie inutilità
mendaci scaramanzie
lunghe fino a dove ci saranno inverni nei rosai
fino a dove perdonerai quei tre miseri giri
intorno a ciò che di me acquerello
sfumo
sulla grana di una carta ruvida
ben altra voce
potrebbe ancora sussurrare e
ripetere a morsi il suono dei gerani
che rendono nebbia l'acqua
ditemi voi come sono
e non parlatemi di stelle
ho finito ora
di montare un firmamento
davvero
i pezzi sono tutti dispari
allora lascio l'acqua
scorrere sui piatti
fino a che il vapore stiri
le camicie nell'unico armadio
e ogni riccio d'occhi
poi tutto si fa uragano
nel tempo di un secondo atto
ma vi posso anche giurare
che il cuore
l'ho perso nell'unico luogo
in cui i volti si confondono
non a caso
la nebbia arrossisce ancora
una piccola curiosità
sulla costa
infinitamente frastagliata
mi scompaio
con la lentezza dell'acqua
che affonda nella sabbia
e dissolve brace
nei rimandi a capo delle dita
chi vuole guarda
o chi non vuole vede
un sogno d'estate che
non si piega ma
si addormenta sul fianco
pugni stretti e
gambe al petto
lascio il testamento di due occhi
perle che non posso pensare
abbuino placide i ricordi
di quelle colline negate
quando tutte le scatole
saranno riempite
e svuotate della fine
la luce si spegne
nelle mani che chiudo
è il conto di quanto mi resta
perchè neanche le tasche ci sono
ma mi resta
dentro
quella che ero
per le parole in colori acrilici
semplici gocce stemperate
dalle bocche che
a fatica trattengono i morsi
e i sorrisi
tutto ciò è
bene o male di poca importanza
se trovo almeno un istante
pieno
inavvertitamente omesso
nell'unico cono
di un lampione storpio
nella quinta ormai spoglia
la source de la dame
cantava ancora così
non ci sono madonne che
dormono ombre
la luce è una melodia
di cuori in lattice mentre
la parola
rende l'ultimo fiato
un vizio solo nella bocca
e vedi o credi
può piovere il sole
un abbraccio che procede inverso
senza un inizio
solo il dopo vissuto
con la completezza del lievito
e ti lascia perfetta
fragranza di pane
http://www.youtube.com/watch?v=1OLA6AiZlVw
_______________________________
90 C° ------ 1/2 | 1/1
8.28
9.1 l/100km
*3.5°
30 x100/rpm ------ 150|160 Km/h
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è solo una questione di intesa
vestita per l'occasione
leggera comoda resistente
agli urti
alle spinte
ai lubrificanti
ai grippaggi
c'è sempre un tempo per giocare
la notte a dadi con la neve
e ogni schianto è
da piangere e da ridere insieme
con la luce dei fari negli occhi
smile, pls
click
dai ci riprovo dando meno gas
dnq smile,
pls
click
sì
poi c'è un tempo
che tempo non deve essere
se non essere sempre meno
io uso gli occhi
tu la voce
sì lo sento sì
che lo vedo il punto di tangente
mi ci sparo contro
decelero appena un po'
fino al limite
quando il cuore si sta per fermare
e poi scatto di piede
ho capito sx --
dritto 2km poi
ancora sx più
c'è un muro e io sono stanca
mi ci appoggio appena
ci lascio un fanale
ben poca importanza
diciamo - coriandoli per ricordo al
pubblico
ecco ora mi arrendo
alla corrente
derapo con frenesia di braccia
sterzo - contro sterzo
dritti a manetta
sfiniti
corri segna il tempo
e usa bene le gambe
nella tratta di trasferimento
ora volo coi pedali a vuoto
uno zoom a colori
vorrei una sigaretta se non fosse
che facciamo tardi
dai segnati il mio 4Ng3l barcode
sarà + facile ritrovarci
un giorno
http://www.youtube.com/watch?v=Iu_CAcJidaE
se almeno sapessi
amarti senza
dover nascondere i ricordi
dentro l'orlo dei pantaloni
e camminarci sopra
per lasciare andare il tempo
via lontano
dai campi arati di fresco
curare i tagli sulle mani
delle mie mani
mi si chiudono gli occhi
al tutto che eri carne
cibo e voglia di
tutto ciò che dal mare
poteva ancora sorgere spuma
anche d'inverno
non si sta male
coi piedi sulla sabbia umida
anche se è freddo
e si trova una lentezza
nel muoversi che
è quasi cura. E' amore
quello smalto steso piano
la domenica mattina
tra un rintocco di campana
e uno di silenzio
lo chanel numero 5 si fonde
con gli occhi di mio figlio
ascoltano
frizzare il sugo
ed è questo che mi fa madre
un bacio sulla fronte
una mano che ordina i capelli
sul rimbocco di un pensiero inutile
e decidere che amore non è
spostando il centrotavola d'argento
con la voglia di lasciarlo cadere
in tutto quel vuoto che
hai lasciato
così
tanto per riempirlo