era taranta a notte
già voluta sfiorita
se ogni notte
ha uno strappo di luna
svelata a metà
bevi i piedi che saltano
un battito di palmo
a braccia che spiegano
le trottole crocifisse
sui corpi spogli
e sarà donna il gesto
l'onda che succhia il mare
l'affronto dell'iride
che stilla e risuona
sangue di nocchie
Passo .passo.
pomice sui ricordi
lavoro paziente
raccogliere fili .accantonarli.
rimpolpettare frammenti
torcere punti cardinali
L'ombra di una mano sulla paglia
porta emorragica cerebralità
a sradicare barre di ghisa
dalla terra
osa pulire il sole .l'acciaio.
quel rosso spugnoso da percuotere
Imbandisco soglie notturne
di colpi imperituri e
.futuro. ingenerato
da una vita che latra viva
impastata
con acqua che corre .scalza.
lisciva d'alba
sbadiglia un sonno
metà strada e metà catino
cenere e acqua gorgoglia
lanuta sorgente
mandrie di deserti
già paghe di scrofe
vola uno straccio saggio
corpo che plastica la notte
come d'ali
rimandi di domani
scampana la morte
deflagrante pane riapre
la fatica
le soventi imitazioni
o un dilagare sbadato d'occhi
su spicchi di mammelle
merli oltre il muro
so del niente che non so e
so di un tavolo
e di sedie composte
gambe accavallate
su due indici testardi
so di parentesi doppie
che .sole. bruciano le vertebre
una ad una lasciano cadere
pioggia per quattro petali
tra le briciole e la sabbia
so
di quel mare di carta stagnola
invidioso dell'abbraccio
dell'acqua
.ho. silenzio di oblio
scivolato irrisolto appena sotto
l'orecchio di un bacio
queste spazzole di ciglia
spilli di mandorli fuori stagione
germogliano
come si chiudono le porte
o si sbagliano le entrate
.io.
ho un dolore fuori scena
che mi cola le orbite
senza pudore
Coi trilli di sottane
parlano le donne
equilibrio d'accorti gingilli
sui vetri della pioggia
sporcano lenzuola
impudenti steli di vento
strade di lumache illuminano
lustrano buone la polvere
sanno pungere ossa di gigli
ridere affilando gli occhi
usano forbici loro
l'arte della sarta pietosa
intarsi antichi
frizzano punti di ricamo
con gli aghi di sole le donne
si leggono futuro prossimo
con incestuoso incedere
mi spogli Venere inadatta
bionda di stoffa
lacrimo seni incoscienti di figli
verità di serpi stridenti
nel tuo buio tacendo i respiri
donna da tempo ridicola
bella su nude labbra di paure
come tremano le foglie alle cicale
come geme l'erba alla notte
mano impura che risale
il gelo d'acqua uterina
fame che urlo il cielo
se non vedi diverso
ogni respiro
E' ancora Erin per noi
impegnati a plissare coriandoli
ventagli per il freddo
per la stolta sincronia d'apnea
noi nidi
di rondini che tornano
quando mi chiami
Erin
ho il rame dello Zambia
dentro proprio dentro la mano
fermo a due passi dal fegato
dei nostri armistizi divini
finirà Erin o questo
aprirsi di cielo
questa voglia di altalene
lo strano attirarci delle nuvole
a carnevale o un attimo prima
dell'afa di agosto
forse Erin non può avere
tentazioni da punti di sutura
solo un geco sulla coscia rosa
bestia
sul valore della bestia
ovale che corre ad occhi chiusi
mangiano fisica teorica lei
piccolissimi capelli sobbalzanti
nella mano di lui
altissimi capelli contenuti
seduti nel parcheggio
parlando briciole piane
lei morbido burro tirolese
capelli con gli occhi gialli
sorrisi dalle spalle d'oro
un addio cucito a rimanere e
arrivano neri i capelli lunghi
lo chiamano intrigo da donna
lui seduzione di statico vento africano
amore croccante al mandarino
occhi azzurri infilzati
persi contanti nei seni lui
come un segno di cioccolata tutti
raccolta intorno a grandi denti
quella fame da corrimano
sigarette di seta nella bocca accesa
anni da trenta capelli
e una sola
lunghissima rosa
Il Meme. "Sembra una malattia esotica", così mi è stato descritto. Si tratta di indicare un personaggio letterario e un personaggio cinematografico di cui siamo innamorati e poi di passare la palla ad altri sei blogger che dovranno fare altrettanto.
Essendo stata nominata da Ellerslie, partecipo con divertito piacere... Che serva a conoscerci tutti meglio e a farci compagnia.
Personaggio letterario: Jeorge Luis Borges (le sue oniriche realtà parallele, le sue rose, le sue tigri, i suoi specchi)
Personaggio cinematografico: Meryl Streep (Kramer contro Kramer, La scelta di Sophie, La mia africa, I ponti di Madison County, Un grido nella notte, The Hours, La casa degli spiriti, Innamorarsi, Affari di cuore.... solo per citare i suoi ruoli che amo di più!!)
Passo a Emoticon, Matelot, Pacificobp *, Reverenda, Foglia e Hellmood.
* Pacifico ancora non hai trovato il tempo di organizzare il tuo blog... magari puoi scrivere direttamente in un commento al mio post. Baci
ecco il tempo di
istruirmi polpa per macellaio
le mani a chioccare verità
è la follia di occhi ciechi al doppio
castano dei capelli
due giacche quindi piegate tra le immondizie
di questo ponte sul mio ventre
insanguinato a memoria
strappa da me immagini a millepiedi
per come mi immagini tu che non vedi
oltredita e non ti sei arreso all'onda
boccali di birra freddi a gocciare
la gelosia opaca sulla pelle inattesa
mia sincerità giurata a croce
sulle tue labbra .solo.
bozza di futuro anteriore
a spalle larghe e corpetto rosso
concludono scarpe col tacco
e poi punto
uso immorale violento
del tempo che
sarà stato stato stato eroso
ma non ci crede nessuno
che lei ha perso la faccia
contro un vetro per scommessa
lui ha solo il fegato gonfio
e io rido rido tra i bonsai
di bouganville
Sete tra le dita
sai di vaniglia leggera
indecisa entre le rouge ou le noir
mia pallina di trapunti, quanto starai via?
Ordino una pizza, mon petit café au lait?
Un cristallo di Kerner
e due macchie di rossetto
bussola confusa tesa ad est
tornerai con un sorriso, mia milledita?
Ti chiamo un tandem o un taxi, ma rose sans pétales?
Cura di lenzuola a coltri tolte
piccola goccia di insolite follie
edera arresa all’assente
mio germoglio ossessivo, dove dove sbarcherai?
Vuoi che ti disegni la strada a matita, ma floue métaphore?
Adieu. Je le sais que tu n'es pas allée.
Asciugo le posate carsiche. Piano.
A petits pas. Fingo di non vederti,
piccola mia tagliola dans la poubelle.
Dove siamo, ma marée agitée,
mon bonheur, c'est facile? E’ orlo di orizzonte, questo?

"Sono passato così, come un vento dietro gli ultimi muri o prati della città - o come un barbaro disceso per distruggere, e che ha finito col distrarsi a guardare, baciare, qualcuno che gli somigliava - prima di decidersi a tornarsene via"
(Pier Paolo Pasolini).
pellicola
Ferrania P. 30 calibro 9
la più dura che si trovava
sul mercato delle lingue da prendere
.a morsi. sfasando duplicati
negativo positivo per effetto bassorilievo
e così si ha la carne
sui montaggi vita di ritagli
e specchi d'acqua pozzanghere
.impudiche. da baciare brado di gambe
alla catena apparentemente accettabili
conclusione postMessa
due frecce nella schiena
illudono un solo senso

Ti parlerei di un cuore
se non sapessi che è peccato
con un sorriso proprio dentro
a quella bocca che ha solo un urlo
da spendere oggi e uno
domani
Ti canterei di come
sirena chiamo la nebbia
usando lemmi senza stile se
non vedessi i piedi tornare a casa
senza fretta raschiando dal mare
grani spietati e soli
Ti conserverei come odore dolce
se non dovessi ammettere che
ti ho già addosso
maglia in filigrana di seta
da guardare in controluce

senza limite
né loquacità di lingua
alle catene ti strattona
imbavaglia crisi isteriche
pazzie e voglie di more
sul prato o per sabbia senza
pance di barche alla costa
dimora
aspetta fame e cede
due dita all'aria
just for the time
of a good taste bottle of wine
la coscienza segue a ruota
il golden brain in amarezza di fragole
per le ragioni dei vizi sputati
in silenzio d'egoismo
quasi un brivido o un ballo di strega con
gli occhi storti d'amore e poi
duri giochi di memoria
graffi sulla vernice di un cofano
fin dove rotola l'argento vivo
del vincitore? oltre le terra
conquistata riconsegnata
e presa rilasciata sporca
di gelatina è la poltrona
bella nel sale del mar morto
falsa utile verità limitata
all'ora settima del giorno x
forse perchè lo striscio del charlie
arriva troppo forte e spettina
e cammina lento nell'errore
che la strada si fermi ai sensi
dell'avverbio insistente sotto
la pioggia piove ovviamente
e nel bisogno colma
assenza e poi rimanda
sottovoce un pugno inserito
tra le costole
al rallentatore
Inarcata al vento.
se tu dell'attesa fai la tua forza
io dell'impazienza ingenuità e ritorno
solo l'urgenza di sbucciare le
ginocchia ai sassi e
urlo. Pezzi a bocconi come foto.
poco incline al regalo
abecedario semiserio
e sono pioggia di cristalli dall'
impalpabile suono. urto.
il rosso dei cuscini. Una suite di mirtilli.
mentre
affetto muffe di mucose
gonfie e sono vela
non ti ho immaginato
con altri nello stesso letto
mangiati nudi con le mani
assaggiati fino all’ultima goccia
addormentati sul tuo ventre
vorrei
essere sotto quel tavolo
vorrei sciogliere la loro vita su di te
e muovermi energicamente
degradando verso l'impercettibile morte
della voce mentre cerco e spingo
avanzando tra orde di folli
inebriati
e io ti abbraccio ti accarezzo ti cullo
ti bacio e ti respiro
ti ammetto senza timore
all'evasione e alla grazia
della fame e della sete
sopra un cielo e
due nuvole azzurre
la terra tutta e il mondo anche
sotto tutto e i tubi
tra le tende aperte
grigie di spettacolo
di cuori domestici
giugno appeso ai pastelli
ancora da colorare
le emme di uccelli
da esposizione
una lampada tiepida
un riflesso aggiungibile
tra il sole e il fiore
lui è un mostro azzurro
c'è poco da dire però è piccolo e
intelligente
quando fa l'inchino
sono finiti i quadri
e nessuno li ricorda
un po' più in basso
degli applausi
*/ Parola di Giorgio /*